ALESSANDRA FLORIAN
Nata il 30/06/1983
Residente in via Via Montegrappa 22/2, 31030, Altivole (TV)
e-mail: flo2002it@yahoo.it
CORSO DI LAUREA TRIENNALE IN SCIENZE SOCIOLOGICHE
FACOLTA’ DI SCIENZE POLITICHE PRESSO L’UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PADOVA
TESI:
RAGAZZI E RAGAZZI AL LAVORO.
RIFLESSIONI E RICERCHE NEL MONDO E IN ITALIA
Docente relatore: Ch.mo Prof. Valerio Belotti
INDICE
Introduzione
1 . LE NORME GIURIDICHE SUL LAVORO MINORILE
1.1 Il lavoro minorile: soggetti coinvolti
1.2 La disciplina sul lavoro minorile
1.3 Le forme di lavoro minorile che le leggi tendono ad eliminare
2 . IL LAVORO DEI RAGAZZI NEL MONDO
2.1 Definizione di lavoro dei ragazzi e quantificazione del fenomeno
2.2 Il lavoro leggero: il child work
2.3 Ai ragazzi i lavori peggiori: il child labour
2.4 Le cause del fenomeno
2.5 Favorevoli e contrari sul lavoro delle ragazze e dei ragazzi
L’approccio abolizionista o idealista
L’approccio pragmatico o realista
L’approccio della valorizzazione critica
3 . ESISTE IL LAVORO DEI RAGAZZI IN ITALIA?
3.1 Descrizione del fenomeno e cause a livello nazionale
3.2 Localizzazione del fenomeno
3.3 ISTAT vs Sindacati. La lotta all’ultimo dato sul lavoro minorile.
4 . CONCLUSIONI
Bibliografia
Abstract
A livello internazionale si riscontrano molte convenzioni emanate dall’OIL (Organizzazione internazionale del lavoro) nella quale si cerca di dare una regolazione mirata in materia e contro l’utilizzo e lo sfruttamento dei minori: n° 5/1919 età minima per l’impiego dei minori nell’industria, n° 138/73 età minima di impiego del minore,n° 182/99 forme peggiori di lavoro minorile.. Già a partire dal 1967, in Italia, la legge 977, tutelava il lavoro minorile dei bambini e degli adolescenti. In oltre, anche la nostra Costituzione tutela il lavoro dei ragazzi, l’articolo 37 Cost., comma 3 dice che La Repubblica tutela il lavoro dei minori con speciali norme e garantisce ad essi, a parità di lavoro, il diritto alla parità di retribuzione. Garantisce un’efficacia protezione fisica e morale del ragazzo, assicurandogli un’adeguata preparazione, generica e specifica, secondo l’esigenza del processo tecnologico. Si mira a eliminare le seguenti forme di lavoro minorile:
Lavoro domestico;
Lavoro forzato, in forma di schiavitù
Sfruttamento sessuale a fini commerciali
Lavoro nelle industrie e nelle piantagioni
Lavoro di strada
Lavoro in famiglia
Lavoro delle bambine.
Grazie alla Global March (1998) campagna per attivare percorsi di proibizione del lavoro precoce, grazie alle legislazioni internazionali, che ha portato alla formazione della Convenzione OIL n 182/99. Si riscontra che il fenomeno si localizza nei paesi in via di sviluppo. Si assiste alla distinzione di due diverse forme di lavoro minorile, il child work e il child labour. Il primo mira a responsabilizzare e ad educare il ragazzo mediante lavori utili per la sua crescita, in attività familiari o all’interno della famiglia stessa. Il secondo è la forma più grave di lavoro minorile dove il giovane viene sfruttato e gli viene negato il diritto di studio e all’opportunità di raggiungere un pieno sviluppo psico-fisico.
Il fenomeno si localizza specialmente nei paesi in via di sviluppo, il quale viene svolto per motivi di bisogno economico e per il sostentamento alla famiglia. Nei paesi poverissimi si lavora in condizioni di pericolosità e le leggi sull’educazione sono insufficienti. Per i paesi industrializzati si lavora per soddisfacimento di proprie necessità con lo svolgimento di attività leggere e lavori part-time o in aiuto.
Durante la mia ricerca mi sono imbattuta in tre approcci nei quali si evidenziano i favorevoli e i contrari al lavoro minorile.
L’approccio abolizionista mette in evidenza che il lavoro minorile deve essere eliminato a favore della scolarizzazione dei ragazzi. Il secondo approccio pragmatico o realistico sottolinea che il fenomeno non sia possibile eliminarlo in assoluto, ma punta ad un miglioramento delle condizioni in cui il lavoro viene svolto. Si rivaluta il lavoro dei ragazzi nei pvs, contrastando che la legislazione sul lavoro minorile non provochi la diminuzione del lavoro adolescenziale o dei miglioramenti nel lavoro, e condanna lo sfruttamento di tali minori. L’approccio della valorizzazione critica nasce dalla convergenza di due correnti: una maturità sul piano accademico, e l’altra frutto della pluriennale esperienza di progetti ed interventi non convenzionali sul tema. Si evidenzia la dicotomia buono – brutto caratteristico dei precedenti approcci. I promotori di questo approccio sono le organizzazioni dei bambini lavoratori: Nats e Ejt.
In Italia, la legge 977/67 mette in chiaro che il lavoro al di sotto del 15° anno di età è illegale per la salute del ragazzo e per la sua formazione. Il lavoro viene suddiviso per genere; le ragazze spettano le attività di riproduzione, ai ragazzi attività presso terzi. Questo mira a non condizionare la frequenza scolastica, e la salute del ragazzo. In alcune parti d’Italia vi è l’antagonismo scuola-lavoro
La localizzazione del fenomeno è difficile, si pensa sia scomparso, ma si localizza prevalentemente nel sud Italia, nelle periferie delle grandi città e nelle strade. In questi posti si evade l’obbligo scolastico per incrementare il reddito familiare.
Dalla mia ricerca ho riscontrato delle incongruenze tra i dati Istat (Bambini, lavori e lavoretti. 2002) contro i dati dei sindacati. C’è una discordanza di 50-100 mila unità fino ad un massimo di 900 mila. I dati ufficiali li quantificano in 144 mila, cioè un minore su tre. I sindacati controbattono a questa ricerca dichiarando che secondo le stime di Aquilone 2000 sono 360 – 430 mila.
La differenza è di 216 – 286 mila fra le due ricerche, provocando la difficile o quasi impossibile identificazione più precisa del fenomeno. La principale difficoltà sta nella mancanza di ricerche annuali, regolari e sistematici che durano nel corso del tempo su un campione rappresentativo di popolazione e l’utilizzazione di una stessa metodologia di rilevazione.

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