LUCA DE GASPARI
Residente a Crocetta del Montello
E-mail: scesodallacroce@gmail.com
CORSO DI LAUREA IN DISCIPLINE DELL'ARTE DELLA MUSICA E DELLO SPETTACOLO
FACOLTA' DI LETTERE E FILOSOFIA
PRESSO UNIVERSITA' DEGLI STUDI DI PADOVA
TESI:
LA RICCHEZZA DEI POVERI.
Volti, movimenti e passioni dei personaggi di Ermanno Olmi.
Relatore: Ch.mo Prof. Mirco Melanco
INTRODUZIONE
CAPITOLO 1: Ermanno Olmi
CAPITOLO 2: La ricchezza dei poveri:
2.1 Su e giù per le montagne
2.2 Alienati e innamorati
2.3 Angeli sporchi nella città
2.4 Dipingere un mondo
2.5 Sotto la patina dell’apparenza
2.6 Tra storia e fantasia
2.7 Centochiodi
CONCLUSIONE
ALBUM FOTOGRAFICO
BIBLIOGRAFIA
FILMOGRAFIA
Anno Accademico
2007/2008
Contatti
3408348611
scesodallacroce@gmail.com
LA RICCHEZZA DEI POVERI
Guardare un uomo e accorgersi che dietro al suo volto, ai suoi occhi, c'è una vita e c'è una storia, fatta di incontri, di esperienze, costellata di persone e cose, colorata da da gioie e dolori. Guardare un uomo e accorgersi che dietro c'è tutto un mondo di passioni, di credenze, di paure. Guardare un uomo e accorgersi che in quel momento anche lui ci sta guardando e sta lentamente esaminando le rughe sul nostro volto, i capelli bianchi che abbiamo in testa e piano piano rendersi conto che tutto nasce e vive da uno sguardo, e con esso si perde e si dimentica.
Pensare a quella storia e avere voglia di raccontarla, di sussurrarla, con umiltà oppure di urlarla al mondo perché tutti ne possano conoscere i luoghi, le immagini, i personaggi.
Ecco che allora si è inventato il cinema, ineguagliabile fucina di ricordi, veri o immaginari che siano non ha importanza, ottenuti per immagini e per immagini proposti. Una fabbrica capace di racchiudere in poche ore delle intere vite, espresse attraverso un volto, un gesto, una frase e di far si che non svaniscano mai più. Ma quando, come per magia, ritornano ad essere proiettate, allora ecco che un fiume di emozioni, e appunto di ricordi, ci investe di colpo e ci blocca li, immobili nella scomoda poltroncina di un cinema, ad ammirarla in tutti i suoi giochi di storie e di vite, incapaci di intervenire, incapaci di scappare.
Il mondo cinematografico di Ermanno Olmi è tutto volto a mettere in evidenza personaggi ripresi dalla vita reale e appartenenti al mondo del proletariato esteso sia al movimento operaio che alla società contadina. Impegnato nel dare spazio alle emozioni dei soggetti inquadrati dalla macchina da presa il regista si distingue, nei film come nei documentari, per la costante attenzione alle sofferenze umane. Il suo uso del mezzo cinematografico è posto al servizio dei volti, le cui espressioni rivelano il mondo circostante, dei gesti, come l’uso delle mani per lavorare la terra o per dar vita a oggetti semplici ma preziosi come un paio di zoccoli, ma anche al servizio dei valori e dei paesaggi le cui manifestazioni sono dimostrazioni altrettanto profonde delle non sempre felici condizioni di vita degli uomini. Il regista mette sullo schermo la voce delle immagini e dei grandi silenzi, ritrae la semplicità della vita, interroga l’uomo e lo smaschera, mostrandone l’alienazione e i limiti. Quando si discosta dal descrivere il modesto e duro mondo della sua giovinezza dove gli uomini arrancano per riuscire a sopravvivere in un paese, quello del secondo dopoguerra, che si deve reinventare egli sceglie di narrare mondi lontani scavando ora nella fantasia, ora nella storia e ci riesce trasformando i luoghi dell’immaginazione in illusioni che paiono più che reali: un lago diventa magicamente un oceano e la banale stanza di casa in un caffè di Parigi. La concretezza è dunque un tratto caratteristico di questo regista e poeta dell’immagine in grado di rendere visibili e certi i pensieri e che, molto spesso, ricorre ad attori non professionisti. Li indaga nel loro quotidiano come un pedinatore zelante, curioso, ostinato, mai ossessivo. Olmi è in grado di restituire allo spettatore storie la cui dolce dignità giunge dritta al cuore. Accanto a guerrieri, santi e bevitori il regista di origini bergamasche si rivolge con sguardo attento e appassionato all’emarginato urbano, eroe perdente perché sconfitto in anticipo, fagocitato dal ritmo di metropoli in costante trasformazione e disattente a non calpestare i diritti degli individui più deboli, inglobati nei meccanismi del vivere moderno, di un sociale sempre più aggressivo e intollerante verso chi non sa far parte del sistema.
“La ricchezza dei poveri” è uno status cui Olmi arriva negli anni, non è la determinazione di un particolare aspetto sociale, non è la rappresentazione della classe che nell’umiltà trova un ampio riconoscimento, ma è piuttosto una liturgia laica che si appropria dei fluidi naturali della vita per divenire realtà, rappresentazione, gioia di essere, forza nell’affrontare le difficoltà, di godere di piccoli accadimenti naturali, quanto grandiosi nel loro rituale manifestarsi. La tesi si propone di documentare perché il Maestro Ermanno Olmi sia un autore fondamentale per la storia del cinema del XX secolo non solo italiano ma internazionale. Il suo stile vellutato consiste in piccoli tocchi che seducono lo spettatore e che nel contempo lo fanno entrare in scenari del pensiero e della ragione altrove incompiuti.

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