mercoledì 24 febbraio 2010

CLAUDIA CAMPARI - La fotografia di Ugo Mulas tra cronaca e pubblicità

CAMPARI CLAUDIA

Nata il 02/11/1985

Residente in Via V.Bernardi, 47 Poggiana di Riese Pio X (TV)

e-mail: claudia.campari.0@alice.it


FACOLTA’ DI LETTERE E FILOSOFIA

PRESSO UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PADOVA


TESI:

LA FOTOGRAFIA DI UGO MULAS TRA CRONACA E PUBBLICITA’

Relatore: Professor. Carlo Alberto Zotti Minici


INDICE


1 . INTRODUZIONE


2 . BIBLIOGRAFIA


1954

1956

1958

1960

1962

1964

1966

1968

1970

1972

3 . ATTESE DI LUCIO FONTANA

4 . VIAGGIO NEGLI U.S.A.


L’incontro con Duchamp

Jasper Johs

Linchstein

Oldenberg

Stella e Poons

Rauschenberg

Warhol

5 . VERIFICHE

Omaggio e Niepce. 1971

L’operazione fotografica. Autoritratto per Lee Friedlander. 1971

Il tempo fotografico. A Jannis Kounellis. 1969

L’uso della fotografia. Ai fratelli Alinari. 1971

L’ingrandimento. Il cielo per Ninì. 1972

L’ingrandimento. Dalla mia finestra ricordando l afinestra di Gras. 1972

Una mano sviluppa, l’altra fissa. A Sir John Friederick William Herschel. 1970-72

Gli Obiettivi. A Davide Mosconi, fotografo. 1972

Il sole, il diaframma, il tempo di prova. 1971-72

Decima verifica.

L’ottica e lo spazio. A Arnaldo Pomodoro. 1972

La didascalia. A Man Ray. 1970-72

Autoritratto con Ninì. 1972

L’ultima verifica. Per Marcel Duchamp. 1970


6 . CONCLUSIONI


7 . BIBLIOGRAFIA

Abstract

La storia della fotografia non è la serie di scoperte tecniche, bensì di scelte espressive.

Con questa frase si potrebbe descrivere l’operato di Ugo Mulas. Infatti, lui si dedica a documentare l’arte in modo diverso dal solito: fotografa la Scena dell’Arte, il mondo che circonda l’opera, senza i quali l’opera non ha ragione di esistere.

Fin dai primi lavori alle Biennali, cominciati nel 1954 e potratti fino al 1972, riconosciamo l avolontà di Mulas di indagare quel mondo che gli si era aperto davanti fra i tavolini del Bar Giamaica, presso l’Accademia di Brera a Milano.

Già allora gli artisti facevano a gara per farsi fotografare dai pochi fotografi che circolavano tra le sale espositive, in più Mulas cercava di documentare quegli attimi che i semplici visitatori non potevano vedere.

Gli attimi che precedevano gli allestimenti delle sale, gli artisti che trasportavano le loro opere, che si riunivano e si consigliavano coi propri collezionisti e critici, che festeggiavano ai tavolini del bar, che aspettavano la proclamazione del vincitore.

Per Mulas il modo di lavorare migliore era quello di realizzare delle sequenze fotografiche in cui, scatto dopo scatt, riusciva a cogliere tutti i gesti e le espressioni degli artisti.

Attraverso le sequenze riuscì a documentare il modo di lavorare di ogni artista e così possiamo leggere tutte le differenze che intercorrono fra vari artisti.

Le sequenze più significative, del suo viaggio negli Stati Uniti, sono quelle di Stella e di Poons del 1964.

In queste fotografie Mulas coglie le differenze più sostanziali, infatti per Stella realizza un fotoreportage molto più statico, posato e ben calibrato per sottolineare la sua propensione ad un lavoro metodico, itterato dove per 8 ore continuava a ripetere incessantemente gli stessi gesti. Per Poons invece realizza un reportage molto più dinamico in linea col suo modo di operare, infatti l’artista si spostava continuamente, si avvicinava e allontanava dalla tela per avere contemporaneamente una visione d’insieme e un dettaglio dell’opera.

Altra sequenza molto importante e significativa è quella delle “Attese” di Lucio Fontana, nella quale traspare tutta l’attesa che precede il gesto del taglio.

Mulas coglie ogni singolo attimo, ogni singolo fremito della mano che tiene il taglierino e che si avvicina alla tela.

Il rapporto molto intimo tra i due artisti permette a Mulas di cogliere l’intenzione vera e propria dell’artista.

Mulas ha sempre voluto distinguersi dall’operato di altri fotografi che prediligevano l’attimo irrepetibile atteso per ore ed ore, perchè per Mulas il fotografo non è un ladro di immagini e se per poter scendere nelle strade il fotografo deve documentare la norma, lo svolgersi del reale.

Solo quando fotografò Jaspe Jonhs nel 1964, Mulas si rese conto di quanto potesse essere ambigua la fotografia. Infatti fotografò l’artista nel momento in cui stava dipingendo e nello scatto venne fermata anche l’ombra dell’artista mentre teneva il pennello.

Quest’immagine fece pensare Mulas, capì che così facendo oltrepassava il limite poichè in quello scatto la fotografia diveniva pubblicità dell’artista e delle sue opere.

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